Viviamo in una società nella quale essere sempre impegnati viene spesso considerato un segno di successo, responsabilità e ambizione. Rispondere alle e-mail la sera, lavorare durante il fine settimana, portarsi il computer in vacanza, essere sempre disponibili e avere continuamente qualcosa da fare può persino diventare motivo di orgoglio.
Ma cosa succede quando lavorare smette di essere una scelta e diventa un bisogno?
È proprio in questo spazio che possiamo parlare di workaholism, termine inglese utilizzato per indicare una forma di coinvolgimento eccessivo e compulsivo nel lavoro, spesso accompagnata dalla difficoltà di riuscire a fermarsi anche quando non sarebbe necessario.
Il problema, quindi, non è semplicemente lavorare molto. Il punto centrale è il rapporto psicologico che la persona sviluppa con il lavoro.
Che cos'è il workaholism?
Il workaholism può essere descritto come una tendenza persistente a lavorare in modo eccessivo e compulsivo, accompagnata dalla difficoltà di controllare il bisogno di lavorare.
Il lavoro diventa progressivamente una presenza costante nella mente: anche quando la persona è a casa, in vacanza o insieme alla propria famiglia, continua a pensare a ciò che deve fare, a ciò che avrebbe potuto fare meglio o a ciò che deve ancora terminare.
Non è necessariamente una questione di necessità economica o di reale quantità di lavoro.
Una persona può lavorare molte ore perché sta attraversando un periodo particolarmente intenso, avere responsabilità importanti o essere profondamente motivata dalla propria professione e, allo stesso tempo, riuscire a staccare, riposare e dedicarsi alla propria vita personale.
Nel workaholism, invece, il lavoro tende a occupare uno spazio sproporzionato nella vita e può diventare uno strumento attraverso il quale la persona cerca di gestire emozioni, insicurezze, senso di inadeguatezza o bisogno di riconoscimento.
In altre parole: non è soltanto quanto lavori a fare la differenza, ma quanto riesci a vivere anche quando non lavori.
Quando il lavoro diventa una necessità.
Uno dei segnali più significativi è la difficoltà a fermarsi.
La persona può avere terminato la propria giornata lavorativa, ma sentire comunque il bisogno di controllare le e-mail, anticipare il lavoro del giorno successivo, rispondere ai messaggi professionali o iniziare un nuovo compito.
Il riposo, anziché essere vissuto come qualcosa di naturale e necessario, può generare senso di colpa, ansia o inquietudine.
Possono comparire pensieri come:
"Sto perdendo tempo."
"Dovrei fare qualcosa di utile."
"Gli altri stanno lavorando e io sono fermo."
"Se mi fermo, rimango indietro."
"Devo dimostrare quanto valgo."
Progressivamente, la persona può arrivare a percepire il tempo libero non come uno spazio di recupero, ma come uno spazio vuoto da riempire.
I principali segnali del workaholism.
Il workaholism può manifestarsi in modi diversi. Alcuni segnali meritano particolare attenzione:
1. Pensare continuamente al lavoro: il lavoro continua a occupare la mente anche al di fuori dell'orario professionale.
Durante una cena, una passeggiata o una serata in famiglia, i pensieri possono tornare continuamente alle attività da completare.
2. Incapacità di staccare: la persona fatica a concedersi vere pause. Anche quando non lavora fisicamente, rimane mentalmente collegata al lavoro.
3. Senso di colpa quando ci si riposa: il riposo viene interpretato come perdita di tempo, pigrizia o mancanza di produttività.
4. Difficoltà a delegare:
"Faccio prima da solo."
"Se non lo faccio io, non verrà fatto bene."
Queste convinzioni possono portare la persona ad accumulare continuamente responsabilità.
5. Necessità di essere sempre produttivi: ogni momento deve avere uno scopo. Anche il tempo libero rischia di trasformarsi in una nuova forma di prestazione: fare sport per essere più efficienti, leggere per migliorarsi, studiare per acquisire nuove competenze. Persino il riposo può diventare una prestazione.
6. Lavorare nonostante la stanchezza: la persona continua a lavorare anche quando avrebbe bisogno di recuperare, arrivando talvolta a trascurare sonno, salute e bisogni personali.
7. Irritabilità quando non si può lavorare: quando qualcosa impedisce di lavorare, possono comparire nervosismo, agitazione o frustrazione.
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